Ha fretta di nascere!

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immagine tratta dal web

 

Si definisce parto pretermine l’estrazione o espulsione del feto e dei suoi annessi dall’organismo materno a partire da 22 settimane di età gestazionale fino a 36 settimane complete.
Non bisogna confondere il parto pretermine con il parto di un neonato il cui peso sia inferiore a quello previsto dall’epoca gestazionale; quest’ultimo caso riguarda la crescita e lo sviluppo fetale mentre il parto pretermine viene definito solo in relazione all’età gestazionale.
Circa i tre quarti di tutti i parti pretermine avvengono spontaneamente, in circostanze indesiderate, dopo un episodio di minaccia di parto pretermine, di rottura prematura pretermine delle membrane amniotiche, in associazione ad un episodio infettivo o altri eventi meno comuni.
Nel restante numero di casi il parto pretermine avviene spontaneamente ma costituisce un evento favorevole, mentre altre volte viene intenzionalmente provocato dal medico.
I principali fattori di rischio del parto pretermine indesiderato sono:

  • Gravidanza multipla;
  • Precedente parto pretermine;
  • Età inferiore a 18 anni o superiore a 40 anni;
  • Dilatazione cervicale superiore ad 1 cm a 32 settimane di età gestazionale;
  • Iperirritabilità uterina nella gravidanza in corso;
  • Tossicodipendenza nella gravidanza in corso;
  • Anamnesi di due aborti tardivi (da 13 a 21 settimane);
  • Anamnesi di un precedente parto pretermine;
  • Anamnesi di conizzazione o altri interventi chirurgici sull’utero (taglio cesareo, miomectomia);
  • Intervento chirurgico addominale durante la gravidanza in corso;
  • Anamnesi di due aborti precoci (entro le 12 settimane);
  • Malattia febbrile durante la gravidanza in corso (in particolare infezione urinaria);
  • Metrorragia dopo 12 settimane di età gestazionale durante la gravidanza in corso;
  • Fumo di oltre 10 sigarette al giorno durante la gravidanza in corso.

Il rischio di mortalità neonatale diminuisce col crescere dell’età gestazionale, ma non in modo uniforme. Nel senso che è molto elevato fino a 27 settimane, comincia a ridursi da 28 a 32 settimane, decresce ancora fino a 34 e poi si abbassa bruscamente, fino a diventare paragonabile a quello dei nati a termine, quando avviene a 36 settimane complete di età gestazionale. Ecco perchè ad età inferiore a 32-33 settimane si cerca, quando possibile, di procrastinare, anche di poco, il parto pretermine nel tentativo di “guadagnare” qualche progresso in termini di maturità fetale.

Bisogna distinguere la minaccia di parto pretermine dal travaglio di parto pretermine. La minaccia comprende tutte le circostanze nelle quali è verosimile che cominci il travaglio di parto, quindi, per esempio, tutti i casi in cui si verifica attività contrattile prima delle 37 settimane.
Il travaglio di parto pretermine in atto presenta, invece, tutte le caratteristiche descritte per il travaglio a termine. Frequentemente questo comincia con la rottura delle membrane prima che inizino le contrazioni.
La differenza consiste soprattutto nelle caratteristiche del collo uterino che, nella minaccia è conservato e chiuso mentre nel travaglio ha già iniziato a modificarsi.

Le cause che possono scatenare il travaglio di parto prematuro si dividono in:

- Cause materne

  • malformazioni uterine
  • beanza cervicale
  • fibromi
  • infezioni cervico-vaginali
  • traumi violenti

- Cause fetali

  • gravidanza multipla
  • situazione trasversa (feto posizionato trasversalmente e non longitudinalmente)
  • malformazioni
  • MEF (morte endouterina)

- Cause placentari

  • polidramnios
  • placenta previa
  • pPROM (rottura prematura pretermine delle membrane)
Terapia

La terapia del parto pretermine dipende dall’epoca della gravidanza nella quale il travaglio ha inizio e dalle circostanze che lo hanno provocato. Si possono attuare:

  • Misure intese ad ostacolare l’evoluzione del travaglio: in tutti i casi prima delle 34 settimane nei quali non sia presente uno stato di sofferenza fetale o di elevato rischio materno. Queste misure consistono nel riposo assoluto, nella somministrazione di farmaci tocolitici che inibiscono l’attività uterina e, in alcuni casi, in un intervento chirurgico di cerchiaggio cervicale, attraverso il quale si applica una sutura sul collo dell’utero. Obiettivo importante è ritardare il parto anche di pochi giorni, allo scopo di praticare la terapia cortisonica necessaria per accelerare la maturazione polmonare del bambino che in genere si completa a 34 settimane;
  • Misure intese a facilitarne lo svolgimento;
  • Misure assistenziali personalizzate per la partoriente ed il nascituro.
Complicanze

Il non completo sviluppo di organi e apparati comporta dei problemi di adattamento alla vita extra-uterina, per questo motivo i neonati pretermine hanno rischio di mortalità nel primo anno di vita più elevato rispetto a quelli a termine.

Uno dei rischi maggiori a cui vanno incontro i nati pretermine è la cosiddetta malattia respiratoria del neonato pretermine anche nota come respiratory distress sindrome (RDS). La maturazione polmonare si completa a 34 settimane con la produzione del surfactante (SRF), fondamentale per il corretto svolgimento della respirazione. La carenza, o in casi di prematurità estrema l’assenza, del surfactante può provocare la RDS. Per questo motivo in caso di rischio di parto pretermine alla madre viene somministrato un corticosteroide, solitamente il betametasone, al fine di accelerare la maturazione polmonare del feto e la produzione del surfactante.

Il neonato pretermine può inoltre andare incontro a svariati problemi:

  • di controllo della temperatura: il sistema di termoregolazione non è ancora sviluppato, per questo motivo i neonati pretermine vengono posti in culla termica (o incubatrice), nella quale sono regolabili temperatura, umidità e ossigenazione;
  • di tipo infettivo: i neonati pretermine sono maggiormente soggetti a rischio di infezioni da virus e batteri in quanto lo sviluppo del sistema immunitario non è ancora completo;
  • anemia: ridotta produzione di globuli rossi;
  • cardiaci: bradicardia e conseguente rischio di apnee e desaturazione. Le apnee possono anche essere legate alla pervietà del dotto di Botallo;
  • visivi: retinopatia del prematuro (ROP);
  • ittero neonatale;
  • cerebrali: è elevato il rischio di emorragia intraventricolare, ritardo motorio e mentale;
  • nutrizionali: fino a quando la suzione e la respirazione non sono coordinate il pretermine viene alimentato via endovenosa e successivamente tramite sondino orogastrico;
  • neurologico consistenti in ritardi nello sviluppo, difficoltà di apprendimento;
  • enterocolite necrotizzante: patologia che si manifesta con necrosi intestinale.

Mamme, il parto prematuro rientra nelle patologie della gravidanza e, come tutte le patologie, può risolversi nel migliore dei modi o avere delle complicanze. Si spera sempre che tutto vada per il meglio ma è bene conoscere a cosa si può andare incontro. Vi auguro che i vostri bimbi decidano di stare al caldo nelle vostre pance fino al termine ma, se dovessero darvi segnale di avere un po’ di fretta andate subito in ospedale perchè, come avete letto, prima si interviene meglio è!

Ostetrica Giulia


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