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Svezzamento: che avventura!

autosvezzamento

 

La maggior parte dei bambini, prima dei sei mesi, non ha bisogno di introdurre altri alimenti o bevande in aggiunta al latte materno. Lo svezzamento per così direi “precoce”, ovvero prima dei sei mesi, si è sviluppato di pari passo con l’utilizzo sempre più diffuso del latte artificiale. Questo perché i bambini che venivano nutriti con latte in formula, dai nutrienti sbilanciati e insufficienti, mostravano segni di malnutrizione che imponevano la precoce diversificazione della dieta. Succedeva così che gli alimenti venivano modificati industrialmente per poterli rendere digeribili da bambini ancora evidentemente troppo piccoli.
Ad oggi, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in seguito ad una approfondita ricerca scientifica, conferma che introdurre alimenti diversi dal latte materno prima dei sei mesi non porta al bambino né vantaggi dal punto di vista nutrizionale né dal punto di vista della salute. Questo significa viceversa che può portare degli svantaggi! Tra cui:

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Ittero neonatale

neonato

immagine tratta dal web

 

L’ittero consiste in una colorazione giallastra della cute e della parte bianca degli occhi (sclera), dovuta all’accumulo nel sangue di bilirubina, una sostanza derivante dalla normale disgregazione dei globuli rossi.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di una condizione del tutto fisiologica, e può interessare sia i neonati pre-termine (80%) sia i neonati a termine (60%).
Compare di norma fra il secondo e quarto giorno di vita, e tende a scomparire spontaneamente entro una decina di giorni, quando l’organismo del piccolo riesce a smaltire la bilirubina con le normali funzioni, quali mangiare e andare di corpo.

Perché si verifica? Per diversi motivi:

  • i neonati producono più bilirubina rispetto agli adulti;
  • il fegato dei neonati si sta ancora sviluppando, pertanto può non essere in grado di rimuovere dal sangue la giusta quantità di bilirubina;
  • l’intestino riassorbe troppa bilirubina prima che l’organismo del neonato riesca ad espellerla con le feci.

Esistono tuttavia dei fattori di rischio. Ecco i più comuni:

  • prematurità;
  • diabete gestazionale;
  • asfissia durante il parto;
  • ipossia;
  • ipoglicemia;
  • policitemia (aumento del n° di globuli rossi nel sangue);
  • disidratazione;
  • familiarità. (altro…)

Interruzione di gravidanza

immagine tratta dal web

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La Legge

L’interruzione di gravidanza è normata dalla legge 94 del 1978 che distingue la procedura effettuata entro il 90° giorno di gestazione, IVG (interruzione volontaria di gravidanza) e quella effettuata oltre il 90° giorno, ITG (interruzione terapeutica di gravidanza).
Nei primi novanta giorni di gravidanza il ricorso alla IVG è permesso alla donna “che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito” (art. 4).
Oltre il 90° giorno è possibile ricorrere all’interruzione “quando la gravidanza o il parto costituiscono un grave pericolo per la vita della donna” e “quando siano accertati processi patologici, tra cui rilevanti anomalie del nascituro, che determinano un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna’’ (art. 6 lettera a), b)). I processi patologici devono essere accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico operante nella struttura ospedaliera dove sarà praticata l’interruzione della gravidanza, il quale può avvalersi della collaborazione di specialisti. Gli accertamenti devono essere documentati e la relativa certificazione trasmessa al Direttore Sanitario dell’ente (art. 7).
Nel consentire l’interruzione oltre il 90° giorno, la legge non impone un ulteriore termine di età gestazionale oltre il quale l’intervento non è più consentito, tuttavia stabilisce che, quando esiste la possibilità di vita autonoma per il feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell’art. 6, cioè quando sia in pericolo la vita della donna. Il medico che esegue l’intervento deve, in questo caso, adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.
La legge ammette, per il personale medico e sanitario, l’obiezione di coscienza, che esonera dallo svolgimento delle procedure e attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza ma non solleva dall’obbligo di prestare l’assistenza antecedente o conseguente all’intervento; l’obiezione di coscienza non può, comunque, essere invocata quando, per la particolarità delle circostanze, l’intervento diventa indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo (art. 9).
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Il Parto Cesareo

parto-cesareo

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Il taglio cesareo (TC) consiste nell’estrazione del feto, della placenta e delle membrane attraverso un’incisione che interessa la parete addominale e la parete uterina.
Si tratta di un’incisione addominale trasversale effettuata 1-2 cm sopra il pube, di una lunghezza non superiore ai 15 cm. L’incisione longitudinale è ormai sempre più rara ed è prevista in genere negli interventi di emergenza.

Per il parto cesareo si utilizzano generalmente tecniche anestetiche loco-regionali perché, oltre ad essere sicure ed efficaci, permettono a voi mamme di interagire immediatamente con il vostro bambino. Si tratta di un’anestesia spinale, ovvero voi sarete sveglie, e avrete addormentati solo le gambe e l’addome. Si procederà invece ad anestesia generale nel caso in cui si debba eseguire un taglio cesareo urgente, in quanto più rapida della spinale.

Indicazioni

Il taglio cesareo elettivo viene generalmente programmato intorno alla 38°-39° settimana di gestazione. Le principali indicazioni a eseguire tale intervento sono:

  • patologia materna e/o fetale che controindica il parto vaginale;
  • feto in presentazione podalica;
  • situazione trasversa od obliqua;
  • gravidanza gemellare con primo feto in presentazione non cefalica o gravidanza gemellare monoamniotica (1 placenta e 1 sacco amniotico);
  • placenta previa centrale;
  • donna HIV positiva;
  • donna con infezione primaria da herpes genitalis contratto entro 6 settimane dal TC;
  • pregresso taglio cesareo. (altro…)