febbraio 2014 archive

“Voglio l’epidurale!”

 

epidurale

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Ebbene sì, la maggior parte delle donne richiede l’analgesia epidurale per poter sopportare il dolore del travaglio e del parto ma prima di parlare di questa tecnica di analgesia capiamo perchè fa male partorire?

Il Dolore Del Travaglio

Innanzi tutto bisogna dire che il dolore ha due componenti, una fisica e una emotiva ed è influenzato quindi da diversi fattori, sociali, culturali ed emotivi unici dell’individuo. Ecco perchè ogni donna percepisce in modo diverso il dolore del travaglio e perchè oltre alla cosiddetta “soglia del dolore” bisogna prendere in considerazione tutto il vissuto della persona.
Nel periodo prodromico il dolore è simile al dolore mestruale ma accentuato, è localizzato nella regione sovrapubica e si irradia nella regione lombare.
Il dolore nella prima fase del travaglio (il periodo dilatante) è di tipo crampiforme, simile ad una contrattura muscolare, localizzato nella zona lombosacrale e esteso a tutto l’utero, ed è causato dalle contrazioni uterine e dalla dilatazione cervicale.
L’inizio delle contrazioni e l’insorgere del dolore coincidono.
Durante la seconda fase del travaglio (raggiunta la dilatazione completa, prima dell’inizio del periodo espulsivo), il dolore è causato dalla distensione del pavimento pelvico, della vagina e del perineo da parte della parte presentata.

Le donne che hanno già partorito provano meno dolore durante il periodo dilatante perchè i tessuti, più elastici, producono meno stimoli dolorosi durante questa fase. Nel secondo stadio, invece, proprio questa elasticità può provocare una rapida discesa del bambino nel canale del parto, con una conseguente stimolazione improvvisa di vagina, vulva e perineo e un dolore più intenso rispetto alle donne nullipare.

Il grado del dolore legato al parto è influenzato da fattori fisici, psicologici, emozionali e motivazionali. Fattori fisici includono età, parità, condizioni della cervice e dimensioni del feto. Fattori psicologici includono attitudine mentale e umore al momento del travaglio ed altri fattori emozionali quali paura, apprensione ed ansia che, probabilmente, incrementano la percezione del dolore.
Ecco perchè noi ostetriche vediamo donne di tutti i tipi: donne che urlano per sopportare il dolore, donne che respirano e sopportano in silenzio, donne che vogliono il silenzio, altre che vogliono la musica, donne che hanno bisogno di essere lasciate tranquille, altre che hanno bisogno di confrontarsi. Ognuna percepisce un determinato dolore e lo controlla nel modo più adatto a lei.
Se non riuscite a combattere o sopportare il dolore con metodi naturali (respirazione, massaggi ecc) il piano B è l’analgesia! (altro…)


Il parto in acqua

Immagine tratta dal web

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Da alcuni anni, in diverse strutture ospedaliere, è possibile effettuare il parto in acqua. Per questo scopo esistono vasche apposite, create ad hoc, più grandi e profonde rispetto a quelle da bagno, per consentire alla donna di muoversi e assumere le posizioni che preferisce.
La temperatura dell’acqua viene mantenuta costante per tutta la durata del travaglio e del parto, circa 37 gradi; il calore contribuisce a far rilassare la muscolatura rendendo meno dolorose le contrazioni. Inoltre, la minore tensione muscolare, accelera la dilatazione cervicale. Il ricambio deve essere continuo, in modo che l’acqua risulti sempre pulita; infatti, durante travaglio e parto, possono verificarsi emissioni di urine, feci, sangue e liquido amniotico.

Quali sono quindi i vantaggi?

  • riduce la percezione del dolore;
  • riduce la durata del travaglio;
  • riduce l’insorgenza di traumi perineali (l’acqua calda favorisce una maggiore irrorazione sanguigna dei genitali);
  • facilita il rilassamento. (altro…)

Ci siamo, sta per nascere!

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Finalmente, è arrivato il momento! Dopo le infinite ore precedenti, la dilatazione si è completata, è arrivata a 10 cm. Molte volte la voglia di spingere non inizia subito, bisognerà aspettare un pochino (non più di un’ora!). Questo perché il premito (la voglia di spingere, che possiamo paragonare alla voglia di fare la popò) si instaura quando la testolina del vostro bambino è abbastanza bassa da andare a stimolare il retto, inducendo così questa sensazione di voler andare in bagno.
Al contrario, può succedere che la voglia di spingere arrivi prima che la dilatazione sia completa. In questo caso vedrete che l’ostetrica vi inviterà a non assecondarla. Questo perché, spingendo a dilatazione non completa, rischiate di provocare delle lacerazioni al collo dell’utero.
Solitamente il periodo espulsivo, nelle donne che non hanno mai partorito, ha una durata massima di due ore (tre se in analgesia epidurale), mentre per le donne che hanno già partorito ha una durata massima di un’ora (due se in analgesia epidurale). Anche in questo periodo l’ostetrica ausculterà il BCF, ad intermittenza se tutto è sempre stato fisiologico, in continuo se nei periodi precedenti si sono instaurate delle situazioni che necessitano un controllo più scrupoloso. Se per caso dopo un’ora dall’inizio delle spinte, la nascita non fosse ancora imminente, il medico e l’ostetrica valuteranno la situazione globale, ed in base ad essa decideranno se aiutarvi tramite un aumento delle contrazioni attraverso la somministrazione di ossitocina sintetica oppure ricorrere ad un parto operativo (ventosa, il ricorso al forcipe è un evento raro), di cui parleremo in seguito. In caso il parto non avvenga entro le due ore (tre se in analgesia), si ricorrerà al taglio cesareo.
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“Signora, è iniziato il travaglio”…

doglieSentirete esclamare questa frase quando il ginecologo o l’ostetrica avranno valutato che le contrazioni sono regolari e ravvicinate e il collo uterino ha raggiunto una modificazione favorevole.
Spesso pensate che, essendo a termine di gravidanza, se avete le contrazioni vuol dire che è iniziato il travaglio, perché voi le contrazioni le sentite e fanno male!
Purtroppo non è così immediato. Le contrazioni ci sono, ma non sono abbastanza efficaci da modificare la cervice, da iniziare la dilatazione e far progredire la parte presentata (il bambino). Sono le contrazioni del periodo prodromico che, come abbiamo detto in un precedente articolo, indicano che qualcosa si sta mettendo in moto, che di lì a poco, probabilmente, il travaglio comincerà, ma non ci permettono di porre la diagnosi di travaglio: contrazioni regolari, dolorose e ravvicinate (3 in 10 minuti), collo uterino appianato e dilatato di 3 cm.
Quando finalmente queste tre condizioni sono raggiunte, possiamo parlare di periodo dilatante, il travaglio è iniziato e l’ostetrica alla quale sarete affidate comincerà a monitorarlo. (altro…)

La rottura delle “acque”

Immagine tratta dal web

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“Mi si sono rotte le acque!”, esclamate con forte eccitazione! Ma cosa sono queste famose “acque”? E quando si rompono.
Come già spiegato nell’articolo “Il mondo uterino”, il sacco amniotico è l’ “involucro” che contiene il feto, il liquido amniotico e il cordone ombelicale. E’ formato da due membrane, Corion ed Amnios. Quando “perdete le acque”, è in realtà questo sacco che si rompe. Dall’ostetrica e/o dal medico sentirete pertanto parlare di “rottura delle membrane” o “rottura del sacco”. Quando si verifica?

Ecco un po’ di teoria.
In rapporto al momento in cui le membrane si rompono, la rottura può essere:

  • intempestiva, se avviene prima che la dilatazione sia completa. Questa a sua volta può essere prematura, se avviene prima dell’inizio delle contrazioni uterine, o precoce, se avviene quando le contrazioni sono già in atto;
  • tempestiva, se avviene quando la dilatazione è completa o quasi;
  • tardiva, se avviene dopo che si è verificata la dilatazione completa, quando la donna ha già iniziato gli sforzi espulsivi. Questo tipo di rottura è poco frequente.

Abitualmente la rottura è centrale e il liquido contenuto nella borsa amniocoriale fuoriesce improvvisamente dai genitali.
A volte le membrane si rompono lateralmente, più o meno in alto rispetto alla parte presentata (feto): si parla di rottura “alta” delle membrane. In questo caso il liquido non fuoriesce a getto ma poco per volta e con l’esplorazione vaginale si continua ad apprezzare l’esistenza di membrane al davanti della parte presentata.

A volte, se pur raramente, può accadere che le membrane non si rompano affatto. E in questi casi si dice che il vostro bimbo è “nato con la camicia“!
Altre volte invece può succedere che sia l’ostetrica a rompere “artificialmente” le membrane, qualora fosse necessario accelerare l’andamento del travaglio di parto. (altro…)

La valigia per il parto

Immagine tratta da web

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Eccoci, ci siamo! La gravidanza sta giungendo al termine, ed è arrivato il momento di preparare la valigia con tutto l’occorrente che ci servirà durante il ricovero in ospedale. Il nostro rappresenta solo un suggerimento su quanto di essenziale vi potrà servire, poi sarete libere di aggiungerci tutto ciò di cui pensate aver bisogno..

Per la mamma:

  • Cartellina della gravidanza (completa di tutti gli esami eseguiti)
  • Tesserino sanitario e carta d’identità
  • Vestaglia o golfino
  • Camicie da notte o pigiami (aperti sul davanti per favorire l’allattamento al seno)
  • Mutandine di rete
  • Assorbenti igienici grandi (per il post parto)
  • Pantofole
  • Ciabattine per la doccia
  • Reggiseno comodo (da allattamento, senza coppe e non troppo stretto)
  • Occorrente per l’igiene intima e della persona
  • Maglietta di cotone di dimensioni comode (per il parto)
  • Biscotti, zucchero, miele, marmellata, caramelle.. utili per dare energia in travaglio! NB: chiedere sempre all’Ostetrica prima di consumare qualsiasi alimento in travaglio.

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Aiuto! Cominciano i dolori…

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Si sta avvicinando il termine della gravidanza e voi siete in allerta, pronte a correre in ospedale non appena qualche sensazione diversa dal solito dovesse presentarsi.
Prese dal panico arrivate lamentando contrazioni e in alcuni casi anche qualche perdita di sangue.
Normalmente siete emozionate, ansiose e particolarmente convinte che da un momento all’altro si correrà in sala parto…
Invece, il più delle volte, vi sentite dire “signora, lei è in prodromi di travaglio di parto, c’è ancora tempo” e rimanete deluse perché quei dolori non sono ancora “quelli veri” e dovrete aspettare ancora un po’ per vedere l’ospite che nella vostra pancia si trova tanto bene! (altro…)

Diagnosi prenatale

eco ostetrica

Ogni donna, nel suo cuore, nutre la speranza di dare alla luce un figlio sano. Esistono degli strumenti che permettono di saperlo in anticipo? Ebbene sì! La diagnosi prenatale consiste infatti in un insieme di tecniche strumentali e di laboratorio finalizzate alla identificazione di patologie prima della nascita. Si eseguono durante la gravidanza e possono essere invasive o meno.
Vediamole insieme nel dettaglio. (altro…)

Il mondo uterino

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Il bambino, fin dalle prime settimane della gravidanza è immerso in un “mondo acquatico”, che lo accoglie, lo nutre e lo protegge. Queste mondo lo accompagnerà lungo tutto il suo viaggio verso la nascita. Lo spazio acquatico in cui vive è composto da molte strutture, uniche nella loro funzione ed indispensabili per la sua sopravvivenza.

La placenta

Nel primo periodo di sviluppo, subito dopo l’impianto nella cavità uterina, sarà l’endometrio (la mucosa interna dell’utero) che fornirà all’embrione le sostanze nutritive e l’ossigeno a lui necessari. A mano a mano che il feto cresce però, le sue richieste divengono sempre maggiori, e questo scambio non è più sufficiente. Ecco perché all’endometrio si sostituisce quell’organo meraviglioso che è la placenta. Essa è adesso l’organo che regola tutti gli scambi tra madre e bambino. La placenta ha la forma di un disco, che a termine di gravidanza ha un diametro di circa 20-30 cm, con un spessore al centro di circa 3cm diventando più sottile verso i bordi, ed ha un peso di circa 300-600 gr. Possiede una “faccia materna”, quella che prende contatto con la mucosa uterina ed una “faccia fetale” alla quale sono legati il sacco amniotico ed il cordone ombelicale. Al suo interno sono presenti numerosissimi vasi sanguigni che prendono il nome di “villi coriali”. E’ attraverso questi vasi che la placenta svolge le sue principali funzioni:

  • Funzione respiratoria: proprio come un grande polmone, porta al bambino sangue ricco di ossigeno attraverso il cordone ombelicale, e sempre attraverso esso trasporta sostanze di rifiuto come l’anidride carbonica.
  • Funzione energetica: il sangue che raggiunge il feto è ricco di sostanze nutritive (proteine, carboidrati, grassi, vitamine..) indispensabili per il suo corretto sviluppo. Anche in questo caso, in senso opposto, vengono trasportate sostanze di rifiuto.
  • Sistema immunitario: consente il passaggio degli anticorpi materni,che hanno l’importante compito di proteggere il feto, e contemporaneamente impedisce il passaggio di molti agenti patogeni (fanno eccezione, ad esempio, i virus della rosolia e i protozoi della toxoplasmosi).
  • Barriera protettiva: Impedisce il passaggio di molte sostanze dannose, anche se alcune possono passare e nuocere al feto (cocaina, alcool, fumo e alcuni farmaci).
  • Produzione di ormoni: sostanze indispensabili per il buon andamento della gravidanza e nella preparazione di madre e bambino al parto.

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Esenzione del ticket per gli esami preconcezionali, per la gravidanza fisiologica e non.

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Lo stato italiano garantisce una assistenza alla gravidanza gratuita. Cerchiamo di capire insieme come funziona!
Prima della gravidanza cosa si fa?
Quando decidete di avere un bambino, prima di iniziare la ricerca, molte volte, vi verrà consigliato di eseguire quelli che vengono chiamati esami preconcezionali.
Sono esami gratuiti e servono per verificare che ci siano le condizioni adatte per affrontare una gravidanza e non sussistano rischi per la mamma o il bambino.
Quando li richiedete al vostro medico, anche quello di famiglia, verificate che abbia riportato l’esenzione, perché non si pagano!

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